NON E’ REATO SBAGLIARE L’APE

Si ascrive ad progettista e a un direttore dei lavori oltre che ad un impresario edile di aver posto in essere artifizi e raggiri nei confronti dell’acquirente di un immobile all’interno di un fabbricato condominiale, consistiti nell’infedele attestazione di una classe energetica (A) – difforme da quella effettiva nonché della piena conformità delle opere al progetto.

La vicenda perviene sotto le scure della Corte di Cassazione sulla base del rilievo che la classe energetica nella determinazione all’acquisto degli immobili attiene ad un profilo prettamente civilistico e che in sede penale la questione poteva essere scrutinata alla luce degli elementi costitutivi della fattispecie di cui all’articolo 640 Codice penale.

Gli acquirenti dell’immobile, infatti, contestavano l’assunto per cui la questione avesse rilievo meramente civilistico, evidenziando come il dolo costitutivo del delitto di truffa non sia ontologicamente diverso da quello che vizia il consenso negoziale.

I giudici di legittimità, tuttavia, respingono il ricorso con Sentenza nr 31933 del 22 giugno 2021.

A tal proposito, viene argomentato in sentenza che il reato di truffa è un reato istantaneo e di danno, che si perfeziona nel momento in cui alla realizzazione della condotta tipica da parte dell’autore abbia fatto seguito la “deminutio patrimonii” del soggetto passivo, (Corte di Cassazione, Sezioni Unite 18/2000).

In particolare, in tema di truffa contrattuale, l’elemento che imprime al fatto dell’inadempienza il carattere di reato è costituito dal dolo iniziale, che, influendo sulla volontà negoziale di uno dei due contraenti – determinandolo alla stipulazione del contratto in virtù di artifici e raggiri e, quindi, falsandone il processo volitivo -, rivela nel contratto la sua intima natura di finalità ingannatoria (cfr Corte di Cassazione n , Sez. 2, n. 39698/2019).

Ora, nella fattispecie, la prospettiva d’accusa valorizzava in termini strumentali condotte che sotto il profilo temporale risultavano assai distanti dalla stipula del contratto di compravendita (in quanto il progetto originario per la realizzazione del fabbricato era stato variato a causa della crisi immobiliare e poi ridimensionato in termini peggiorativi, mentre l’immobile veniva compravenduto durante l’esecuzione dei lavori).

Ergo, secondo questa cronologia degli eventi, neppure per la Cassazione sussistevano elementi che deponevano per l’esistenza e la condivisione da parte degli imputati di un progetto fraudolento funzionale alla realizzazione degli atti negoziali incriminati.

In altri termini, agli atti del processo non v’era prova che al momento della stipula del contratto di compravendita vi fosse la piena consapevolezza da parte del venditore (e dei tecnici a cui questi si era affidato) della mancata rispondenza delle caratteristiche costruttive documentate in pregiudizio degli acquirenti.

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