LA DELIBERA CHE APPROVA IL SUPERBONUS AI RAGGI X

Tanto tuono ché piovve. Così possiamo stigmatizzare la prima ordinanza cautelare del Tribunale di Milano (Ordinanza del 13 agosto 2021, g.r. Marco Carbonaro)  in tema di valutazione sulla legittimità della delibera assembleare avente ad oggetto l’approvazione dei lavori per il superbonus.

Il caso trattato – seppure filtrato da un giudizio a cognizione sommaria – valorizza tutti i dubbi reconditi, per come palesati dai condòmini timorosi ricorrenti in giudizio per la fase cautelare, siccome estrinsecatesi nei seguenti punti: (i) perdita dei benefici ex post, senza una adeguata informativa preliminare; (ii) violazione della proprietà privata (balconi) con riduzione delle superfici utili (iii) scelta del general contractor e innovazione gravosa e via discorrendo.

Esaminiamo, allora, nel dettaglio come il decidente milanese ha elaborato, in occasione del caso specifico trattato, le risposte ai superiori dilemmi. E segnatamente.

Informativa preliminare

La discussione assembleare è l’aspetto saliente della decisione collegiale. La complessità della decisione su una materia delicata come quella delle opere di cui al decreto rilancio spinge a non lasciare nulla di intentato, già sul piano informativo. La preparazione ai contenuti in tema di appalto delle opere di cui al superbonus, tuttavia, non può spingersi al punto tale da legittimare l’esercizio di una censura sul merito del modus procedenti. In punto, il giudice milanese precisa che: “non spetta a questo Tribunale sindacare l’opportunità o la convenienza economica della decisione …; nei limiti del sindacato giurisdizionale, osserva, invece, il Tribunale che, alla luce dell’intera documentazione fornita nonché della discussione assembleare (anche con l’intervento di consulenti esterni), ai condòmini è stata prospettata in modo sufficientemente esaustivo una complessa operazione economica”.

Il beneficio economico a fronte dei rischi e al valore ingente dell’opera

Ogni obiettivo cela un rischio di realizzazione. Sul piano collegiale, una decisione che medita tale “compromesso” è pressoché irraggiungibile. Il superbonus, tuttavia, appartiene a quella categoria di rischi cosiddetti “tollerabili”, se ne è stata correttamente pianificata l’idea e la soluzione per l’adozione. Lo lascia intendere il decidente ambrosiano, laddove riporta che: “La maggiora assembleare ha scienter approvato le deliberazioni e non vi sono i presupposti, in questa fase cautelare, per sospendere l’esecuzione di tale consapevole decisione; non questo Giudice sindacare la sua opportunità o convenienza economica e non emergono profili di abuso di potere della maggioranza o di grave pregiudizio alla cosa comune in quanto l’operazione appare, anzi, finalizzata al miglioramento dell’efficienza energetica e, in generale, delle condizioni degli edifici condominiali (in punto è stato richiamato il seguente arresto: Corte di Cassazione 5061/2020). Inconferenti, pertanto, appaino le censure dei ricorrenti in ordine all’asserito abnorme valore dei lavori…”.

Innovazione voluttuaria?

Le innovazioni non sempre poi sono gravose, anche se particolarmente esose e/o gravose. Attenzione, quindi, a non fare confusione tra la previsione portata dal codice del condomino (su tutte quella configurata in seno l’articolo 1121 codice civile) e quella invece riguardante gli interventi del decreto rilancio, per il conseguimento degli obiettivi normativi di cui trattasi (a seconda se essi siano funzionali all’efficientamento energetico o al miglioramento sismico dell’edificio oggetto dell’intervento). Nessuna voluttuarietà, pertanto, nelle opere del superbonus, che, anzi, si configurano come obiettivi realizzabili, se non auspicabili per lo stesso intento perseguito a livello politico da parte del legislatore speciale. Ed invero: “In ordine alla prospettata natura gravosa della spesa ex art. 1121 c.c. occorre rilevare che al caso di specie trova applicazione la norma speciale di cui all’articolo 119, comma 9 bis, d.l. 34/2020 che consente l’approvazione degli interventi di cui al medesimo articolo con il voto favorevole di condòmini che rappresentino la maggioranza “semplice” degli intervenuti e un terzo del valore dell’edificio, a conferma del favor legislativo per l’esecuzione di tali interventi di riqualificazione energetica”.

Violazione proprietà privata

Non coglie nemmeno nel segno la censura alla delibera che approva le opere di cui al superbonus sulla base della strumentale questione relativa al limite decisionale dell’assemblea e all’incapacità di oltrepassare il perimetro delle parti comuni. La proprietà privata, laddove assorbita dal regime sui balconi aggettanti (a fronte di opere di più che potenziale ingerenza strutturale), non può costituire un limite recondito all’efficacia di una simile determinazione collegiale. Anzi, tutt’altro. Gli interventi del superbonus devono apprezzarsi già sul piano di un interesse pubblicistico prevalente e prioritario. In effetti: “Premesso che l’installazione del “cappotto” avverrebbe sulle facciate (e dunque sui beni comuni) non emergono, in questa sommaria sede, sufficienti elementi per ritenere che tale minimo sacrificio non sia tollerabile in ragione del fatto che esso risulta funzionale ad un più adeguato uso delle cose comuni (la facciata e in generale lo status energetico degli edifici) e risulta finalizzato al soddisfacimento di interessi sia della collettività condominiale sia pubblicistici, altamente meritevoli di tutela (risparmio energetico) e in relazione ai quali il minimo sacrificio connesso alla riduzione della superficie disponibile dei balconi appare invero recessivo”.

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