ILLEGITTIME LE SANZIONI CIVILI PER LA GESTIONE SEPARATA INPS CON OBITER DICTUM SULLA ESCLUSIONE DEI SOTTOSOGLIA (€ 5000)

C’è voluta una pronuncia della Corte costituzionale, e, per l’esattezza, la nr 104 del 21 aprile 2022 per tutelare, almeno in parte, quella fascia di “giovani avvocati” che hanno subito l’onta della iscrizione d’ufficio alla Gestione Separata dell’INPS,  nell’ambito della più ampia operazione denominata “Poseidone”, attraverso due interventi di diversa specie e natura.

Intanto con la declaratoria di incostituzionalità parziale, che così recita:

“1) dichiara l’illegittimità costituzionale dell’art. 18, comma 12, del decreto-legge 6 luglio 2011, n. 98 (Disposizioni urgenti per la stabilizzazione finanziaria), convertito, con modificazioni, nella legge 15 luglio 2011, n. 111, nella parte in cui non prevede che gli avvocati del libero foro non iscritti alla Cassa di previdenza forense per mancato raggiungimento delle soglie di reddito o di volume di affari di cui all’art. 22 della legge 20 settembre 1980, n. 576 (Riforma del sistema previdenziale forense), tenuti all’obbligo di iscrizione alla Gestione separata costituita presso l’Istituto nazionale della previdenza sociale (INPS), siano esonerati dal pagamento, in favore dell’ente previdenziale, delle sanzioni civili per l’omessa iscrizione con riguardo al periodo anteriore alla sua entrata in vigore”;

In secondo luogo, con un obiter dictum (cfr, p. 16, II e III capoverso) sulla esclusione dei sotto soglia (avvocati con redditi inferiori alla misura di €5.000) dalla Gestione Separata INPS. E segnatamente:

Questo limite reddituale è rilevante nella fattispecie in esame perché è stato, infine, assunto dalla giurisprudenza di legittimità (Corte di Cassazione, sezione lavoro, sentenza 8 febbraio 2019, n. 3799) anche al fine della sussistenza, o no, dell’obbligo di iscrizione alla Gestione separata degli avvocati del libero foro non iscritti alla cassa categoriale (nel regime precedente alla riforma del 2012)” […] Alla luce di queste disposizioni, si delinea l’ambito complessivo di applicazione dell’istituto della Gestione separata INPS ad essa sono infatti assoggettati i redditi derivanti da tutte le attività specificamente contemplate da singole norme di legge nonché, in via generale, i redditi riconducibili … da attività libero-professionali svolte in forma occasionale, ove si tratti di redditi superiori a 5.000,00 euro annui”

Davide con la testa di Golia - Caravaggio
Davide contro Golia, Caravaggio

Tutto ciò posto, ci sia permessa una premessa, per comprendere la portata del provvedimento in esame. Procediamo con ordine.

Gli avvocati del libero foro non iscritti alla Cassa di previdenza forense per mancato raggiungimento delle soglie di reddito o di volume di affari di cui all’art. 22 della legge n. 576 del 1980, erano stati obbligati ad iscriversi alla Gestione separata INPS in relazione all’attività professionale svolta sino al 2 febbraio 2013, data di entrata in vigore della legge 31 dicembre 2012, n. 247 (Nuova disciplina dell’ordinamento della professione forense).

Prima di questa nuova disciplina – che aveva fissato la regola secondo cui «l’iscrizione agli Albi comporta la contestuale iscrizione alla Cassa di previdenza e assistenza forense» (art. 21, comma 8) – il regime previdenziale forense era, infatti, regolato dalla legge n. 576 del 1980, la quale aveva introdotto un sistema in cui l’iscrizione all’albo di avvocato e di procuratore non comportava anche l’obbligo di iscriversi alla relativa cassa previdenziale, ma soltanto il diverso obbligo di versare il contributo cosiddetto integrativo (art. 11), che costituiva presupposto per l’ottenimento di prestazioni assistenziali di carattere mutualistico (art. 9), ma non anche delle prestazioni previdenziali per vecchiaia, anzianità, inabilità e invalidità (artt. 2, 3, 4, 5 e 6), nonché di quelle di reversibilità e indirette dovute, per il caso di morte dell’assicurato, al coniuge e ai figli minorenni superstiti (art. 7).

L’obbligo di iscriversi alla Cassa forense sarebbe scattato, invece, soltanto quando l’esercizio della professione fosse stato svolto con carattere di «continuità» (art. 22, comma 1) e soltanto al raggiungimento del «minimo di reddito» o del «minimo di volume di affari», di natura professionale, fissati, ogni quinquennio, con delibera del Comitato dei delegati «per l’accertamento dell’esercizio continuativo della professione» (art. 22, commi 2 e 3).

Quanto alla Gestione Separata INPS; tutto ruotava intorno all’art. 2, comma 26, della legge n. 335 del 1995.

La predetta norma aveva istituito la Gestione separata presso l’INPS al fine di realizzare l’estensione dell’assicurazione generale obbligatoria (per l’invalidità, la vecchiaia e i superstiti) alle attività di lavoro autonomo rimaste escluse dai regimi pensionistici di categoria già precedentemente operanti o che sarebbero stati successivamente istituiti.

L’individuazione, in concreto, dei destinatari dell’obbligo di iscrizione alla Gestione separata di ci all’art. 2, comma 26, della legge n. 335 del 1995 poneva però il problema se essi andassero identificati esclusivamente nei professionisti che esercitavano un’attività per la quale non era prevista  l’iscrizione ad un apposito albo professionale oppure anche nei professionisti che, benché iscritti all’albo ed aventi una cassa previdenziale di riferimento, non avessero, tuttavia, per ragioni reddituali, l’obbligo (o subissero addirittura il divieto) di iscriversi altresì alla cassa medesima, alla quale versavano solo il contributo integrativo, ma non anche quello soggettivo, senza acquisire il diritto alle prestazioni previdenziali propriamente dette.

Al fine di chiarire i dubbi circa l’effettiva portata dell’art. 2, comma 26, della legge n. 335 del 1995, è intervenuto, allora, con disposizione dichiaratamente di interpretazione autentica, il legislatore, ama appena nel 2011.

Con l’art. 18, comma 12, del d.l. n. 98 del 2011, come convertito, è stato, infatti, previsto che l’art. 2, comma 26, della legge n. 335 del 1995 si interpreta nel senso che i soggetti che esercitano per professione abituale, ancorché non esclusiva, attività di lavoro autonomo, tenuti all’iscrizione presso l’apposita Gestione separata INPS, «sono esclusivamente i soggetti che svolgono attività il cui esercizio non sia subordinato all’iscrizione ad appositi albi professionali, ovvero attività non soggette al versamento contributivo agli enti di cui al comma 11, in base ai rispettivi statuti ed ordinamenti».

Orbene, tutto ciò premesso, tale norma è stata dichiarata incostituzionale nella parte in cui non ha previsto che l’obbligo degli avvocati del libero foro (non iscritti alla cassa di previdenza forense per mancato raggiungimento delle soglie di cui all’art. 22 della legge n. 576 del 1980) di iscriversi alla Gestione separata istituita presso l’INPS decorra solo dalla data della sua entrata in vigore, non potendo disporre per il pregresso.

In altri termini, l’art. 18, comma 12, del d.l. n. 98 del 2011, per come interpretato dalla giurisprudenza di legittimità, avrebbe avuto una portata innovativa nell’ordinamento giuridico a cui si è concessa un effetto retroattivo, ribaltando la precedente interpretazione restrittiva dell’art. 2, comma 26, della legge n.335 del 1995.

In quanto tale, è stato leso il legittimo affidamento dei destinatari nella certezza delle situazioni giuridiche, come quelli dei giovani avvocati di libero foro che si iscrivevano all’ordine ma non alla cassa, in virtù della previsione di esonero del regolamento del proprio istituto previdenziale.

I professionisti in regola con il versamento del contributo integrativo, infatti, facendo affidamento sull’interpretazione restrittiva accolta dalla giurisprudenza anteriore all’entrata in vigore della disposizione interpretativa, avrebbero maturato la legittima convinzione di non dovere iscriversi alla Gestione separata, orientando in conseguenza le loro scelte in ordine alle modalità e ai limiti di esercizio dell’attività professionale e alla decisione se esercitare, o meno, la facoltà di iscriversi alla cassa categoriale.

Introducendo retroattivamente una disposizione innovativa con l’effetto di neutralizzare e ribaltare una precedente regola, pertanto, il legislatore sarebbe indebitamente intervenuto nel contenzioso in atto tra l’INPS e i professionisti, alterando, in violazione del principio del giusto processo, la “parità delle armi” tra le parti, con conseguente violazione – secondo il giudice rimettente – dell’art. 6 CEDU, quale parametro interposto ai sensi dell’art. 117, primo comma, Cost..

C’è, infine, un obiter dictum – come accennato all’inizio – che pare, in un certo qual senso anche più importante del dispositivo, visto che il giudice costituzionale rileva come non possa considerarsi legittima l’iscrizione d’ufficio alla gestione separata, da parte degli avvocati che nel periodo contingente in esame non avessero superato la soglia reddituale minimale dei cinquemila euro.

Almeno, in tutto questo, questi avvocati – seppure ormai non siano più tanto giovani – hanno ottenuto finalmente “Giustizia”.

Meglio tardi che mai.

Vedremo in futuro gli effetti che porterà la pronuncia in commento sul piano istituzionale, economico e professionale.

Infine – mi sia consentita la digressione – va detto che questo risultato è stato ottenuto anche grazie e soprattutto la forza di volontà di alcuni avvocati italiani, che hanno posto le esigenze della categoria avanti a quelle personali, sacrificandosi senza indugio, per tutti i colleghi incappati in questa difficile situazione.

Non può essere sottaciuto, allora, che l’esito di un giudizio complesso come quello postosi avanti ai Garanti della Costituzione è stato condizionato, sia direttamente che indirettamente, dall’intervento spiegato da parte dell’Avvocato Ilaria Gadaleta, del Foro di Bari in rappresentanza di più di n. 100 professionisti. Per pianificare e organizzare, poi, una difesa così complessa e articolata, lode e merito va anche al ruolo svolto dall’Avvocato Rosaria Artellino del Foro di Napoli, senza la quale ciò non sarebbe stato possibile. Sono loro, in primis, le “eroine” a cui va intestato un successo che miete l’Avvocatura tutta. Grazie.

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